
La fisarmonica moderna nasce ufficialmente il 6 maggio 1829, quando il viennese Cyrill Demian brevetta l’accordion: “una piccola scatola di legno con in mezzo un mantice di pelle a tre righe”. La versatilità del nuovo strumento è subito ben accolta dai più noti compositori e così la fisarmonica si diffonde con successo in tutta Europa, diventando ovunque molto popolare. Giuseppe Verdi: nel “Simon Boccanegra” (1857) le riserva una parte nella scena della taverna. Successivamente altri grandi maestri daranno spazio, nelle loro opere, alla fisarmonica. Tra essi: il russo Piotr Ilic Chaikovskij (1840-1893) – che nel 1883 introduce una parte per accordion nella “Suite N° 2 in Do maggiore” – il francese Darius Milhaud (1892-1974) e il russo Dmitrij Shostakovich (1906-1975). Nonostante i riconoscimenti di celebri compositori, la fisarmonica è stata a lungo discriminata da parte della musica colta, restia ad accoglierla negli organici strumentali perché poco ‘nobile’. Così le sue capacità espressive sono state ingiustamente svalutate e lo strumento si accreditava, prevalentemente, per la musica popolare e folkloristica. Il recupero delle straordinarie potenzialità timbriche e dinamiche della fisarmonica ha inizio con lo sperimentalismo novecentesco, che ha scritto partiture dove il colore strumentale si espande a dimensioni dell’ascolto in passato inconcepibili.